L'EDITORIALE

Il fantasma di Bristol ha un nome? L’enigma Banksy tra inchieste e silenzi

Il fantasma di Bristol ha un nome? L’enigma Banksy tra inchieste e silenzi

Nel panorama dell’arte contemporanea, pochi nomi evocano lo stesso mix di ammirazione e curiosità di Banksy . L’artista che ha trasformato il mondo in una galle

Pubblicata 20/04/2026 alle 15:41

Nel panorama dell’arte contemporanea, pochi nomi evocano lo stesso mix di ammirazione e curiosità di Banksy. L’artista che ha trasformato il mondo in una galleria a cielo aperto è riuscito, per oltre vent’anni, in un’impresa quasi impossibile nell’era della sorveglianza digitale: restare un’ombra. Tuttavia, le recenti indagini condotte da testate internazionali come Reuters sembrano aver stretto il cerchio attorno alla figura che si cela dietro gli stencil più iconici del pianeta.

Al centro dell’inchiesta emerge con forza il nome di Robin Gunningham, cinquantenne originario di Bristol. Sebbene questa ipotesi circoli fin dal 2008, nuovi elementi documentali — tra cui verbali di polizia e atti giudiziari — hanno aggiunto tasselli fondamentali a un mosaico che appariva incompleto. Uno dei dettagli più affascinanti riguarda il presunto cambio di identità legale dell’artista, che avrebbe adottato il nome David Jones. Una scelta che è allo stesso tempo uno scudo e un tributo: da un lato, l’anonimato garantito da uno dei cognomi più diffusi nel Regno Unito; dall’altro, un omaggio a David Bowie, il cui vero nome era appunto David Jones, citato esplicitamente in diverse opere murarie.

Ma Banksy potrebbe non essere un uomo solo. Il legame con la scena underground di Bristol degli anni ‘80 e ‘90 suggerisce una rete di collaborazioni più profonda. In particolare, la figura di Robert Del Naja, leader dei Massive Attack, continua a sovrapporsi a quella del writer. I due condividono non solo le origini e lo stile, ma anche una visione politica radicale. Tracce dei loro spostamenti nel 2022 li collocano insieme in Ucraina, dove sui muri martoriati dai bombardamenti sono apparse opere di straordinaria potenza emotiva, come i bambini che giocano tra i cavalli di Frisia.

L’arte di Banksy, però, non si limita alla cronaca bellica. Da Napoli — città a cui Del Naja è profondamente legato e che ospita l’unica opera certificata in Italia — fino a Londra, i suoi interventi continuano a toccare i nervi scoperti della società moderna: il consumismo, il diritto alla sopravvivenza e l’ipocrisia del potere. Una delle sue ultime apparizioni digitali, una Madonna con Bambino impossibilitata ad allattare, sembra essere un grido d’allarme rivolto alla tragedia umanitaria nella Striscia di Gaza.

Nonostante le prove si accumulino, il manager dell’artista continua a negare, alimentando deliberatamente il mito. Ed è proprio qui che risiede la forza di Banksy: nell’idea che l’identità anagrafica sia irrilevante rispetto al messaggio. Che si tratti di Gunningham o di un collettivo guidato da menti brillanti, il brand dell’anonimato rimane la sua opera d’arte più riuscita. Svelare il volto dell’uomo potrebbe, paradossalmente, indebolire la potenza del simbolo, ma l’opinione pubblica sembra ormai aver deciso che dietro lo spray si nasconda un cittadino di Bristol che ha deciso di parlare al mondo intero restando nell’ombra.