L'EDITORIALE

Il sipario cala prima del debutto: la Fenice rompe con Beatrice Venezi

Il sipario cala prima del debutto: la Fenice rompe con Beatrice Venezi

Il legame tra il Teatro La Fenice di Venezia e Beatrice Venezi si è spezzato definitivamente, ancora prima che l’incarico ufficiale della direttrice d’orchestra

Pubblicata 26/04/2026 alle 17:51

Il legame tra il Teatro La Fenice di Venezia e Beatrice Venezi si è spezzato definitivamente, ancora prima che l’incarico ufficiale della direttrice d’orchestra entrasse nel vivo. Una nota ufficiale del sovrintendente Nicola Colabianchi ha sancito la fine di ogni collaborazione futura, una decisione drastica che trasforma quello che doveva essere un sodalizio artistico di lungo corso in un caso diplomatico e professionale senza precedenti nel panorama lirico italiano.

A far traboccare il vaso, già colmo di tensioni interne, sono state le dichiarazioni rilasciate da Venezi durante una recente intervista alla testata argentina La Nación. In quell’occasione, la musicista aveva rivolto accuse pesanti all’orchestra veneziana, parlando esplicitamente di nepotismo e sostenendo che, all’interno della compagine, i posti di lavoro venissero tramandati quasi per via ereditaria. Parole che il teatro ha giudicato intollerabili, definendole lesive non solo del valore dei singoli professionisti, ma dell’intero prestigio dell’istituzione.

La rottura rappresenta l’epilogo di un rapporto nato sotto una cattiva stella. Fin dalla sua nomina a direttore musicale stabile — che sarebbe dovuta scattare nell’ottobre 2026 — Venezi era stata accolta con freddezza, se non con aperta ostilità, dalle maestranze. L’orchestra e il coro avevano espresso forti dubbi sulla solidità del suo curriculum artistico, ritenendolo non idoneo al blasone della Fenice. Le proteste silenziose, come l’esibizione di spille a forma di chiave di violino durante l’ultimo concerto di Capodanno, erano state il segnale plastico di un malessere profondo che covava tra i corridoi del teatro.

Il caso aveva già scosso i vertici della Fondazione, portando alle dimissioni di figure di spicco come Domenico Muti e il consigliere Alessandro Tortato, segnali di un dissenso che andava oltre le semplici divergenze estetiche. La scelta di Colabianchi di interrompere il rapporto appare dunque come una mossa necessaria per ristabilire un clima di serenità e rispetto reciproco, elementi imprescindibili per la produzione artistica di alto livello. Come sottolineato dal sovrintendente, le affermazioni della direttrice sono risultate incompatibili con i principi di tutela dei lavoratori che la Fondazione è tenuta a garantire.

Sul fronte politico, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha scelto la strada della cautela, confermando la piena fiducia nell’autonomia gestionale di Colabianchi. Di parere opposto le opposizioni, con il Movimento 5 Stelle che ha bollato la decisione come un atto dovuto ma tardivo, sottolineando come la totale incompatibilità tra Venezi e l’orchestra fosse evidente già da mesi.

Questa vicenda lascia sul campo un teatro che deve ora ritrovare il proprio equilibrio e una professionista la cui immagine esce fortemente ridimensionata da uno scontro frontale con una delle istituzioni culturali più importanti del Paese. Resta la lezione, amara per certi versi, che nel mondo della grande musica il talento e la fama non possono mai prescindere dal rispetto per l’istituzione e per chi, ogni giorno, ne garantisce l’eccellenza sul palcoscenico.