Nel cuore verde di Trastevere, dove la natura dialoga con la storia millenaria della Capitale, l’arte contemporanea si fa carico di una missione vitale: proteggere l’equilibrio del nostro pianeta. In occasione della Giornata Mondiale delle Api, l’Orto Botanico di Roma ha inaugurato “Api-logo”, un’installazione site-specific dell’artista francese Cyril de Commarque. Non si tratta di un semplice monumento estetico, ma di una vera e propria «scultura vivente» concepita per accogliere la vita e stimolare una riflessione profonda sull’emergenza climatica.
L’opera nasce da una visione che fonde i ricordi d’infanzia dell’artista con l’urgenza del presente. De Commarque, il cui percorso attraversa fotografia, teatro e musica, ha creato un manufatto che funge da ponte tra passato e futuro. Il titolo stesso è un gioco di parole rivelatore: un neologismo che fonde il termine “api” con “epilogo”, suggerendo il rischio di una fine imminente ma offrendo, al contempo, gli strumenti per scrivere un nuovo capitolo. L’opera è un gesto di riparazione, un nido che scaturisce da una materia che sembra consumata dal fuoco, simbolo dell’impatto umano sulla Terra.
Dal punto di vista tecnico, l’installazione colpisce per l’uso dello Shou sugi ban (o Yakisugi), un’antica pratica giapponese di carbonizzazione del legno. Questo trattamento, che rende la superficie nera, materica e profondamente venata, conferisce alla scultura una resistenza straordinaria contro gli agenti atmosferici e i parassiti, senza ricorrere a sostanze chimiche. È una scelta simbolica forte: il fuoco, solitamente elemento distruttore, qui diventa lo scudo che protegge il cuore pulsante dell’opera. All’interno di questa struttura scura e scultorea batte infatti un cuore di forme organiche, composto da canne di bambù, progettato per diventare l’habitat ideale delle api selvatiche.
Il progetto non è un’iniziativa isolata, ma il frutto di una sinergia istituzionale di alto profilo che ha visto la collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma e della FAO. L’obiettivo è sensibilizzare il pubblico su un dato allarmante ma fondamentale: oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende dall’impollinazione. Senza questi piccoli custodi della biodiversità, il nostro sistema agroalimentare sarebbe destinato al collasso. L’installazione diventa quindi un punto di osservazione privilegiato per interrogarci sulla nostra capacità di coesistere con le altre specie viventi.
Oltre all’aspetto ecologico, de Commarque invita a guardare alle api come a un modello sociale. La loro capacità di collaborare e comunicare attraverso complessi sistemi di orientamento basati sulla posizione del sole rappresenta, per l’artista, un esempio di efficienza collettiva a cui l’umanità dovrebbe aspirare. In un mondo segnato da conflitti e frammentazione, “Api-logo” ci ricorda che la sopravvivenza non è un successo individuale, ma il risultato di una complessa e armoniosa interdipendenza. L’opera rimarrà in permanenza all’Orto Botanico, trasformandosi nel tempo insieme agli insetti che la abiteranno, come un monito silenzioso e potente sulla necessità di prenderci cura di ciò che ci tiene in vita.