L'EDITORIALE

Il paradosso del Galgo: tra l'estetica del fashion e la crudeltà del reale

Il paradosso del Galgo: tra l'estetica del fashion e la crudeltà del reale

In Spagna, il 2023 doveva rappresentare l'anno della svolta per i diritti degli animali. Tuttavia, la nuova legislazione sul benessere animale ha lasciato un’om

Pubblicata 24/05/2026 alle 09:32

In Spagna, il 2023 doveva rappresentare l’anno della svolta per i diritti degli animali. Tuttavia, la nuova legislazione sul benessere animale ha lasciato un’ombra densa su una categoria specifica: i galgos, i levrieri spagnoli. Esclusi dalle tutele rafforzate perché considerati «strumenti di lavoro» nell’ambito venatorio e delle corse, questi animali vivono sospesi in un limbo giuridico e morale. È proprio da questa frattura che prende le mosse On Sale, l’ultimo progetto fotografico di Elisa Pasotti, che indaga la complessa identità di questi cani attraverso un obiettivo che non si accontenta di documentare, ma interroga.

L’opera della Pasotti si concentra sul corpo dei levrieri salvati, catturandone la duplice natura. Da un lato, c’è la celebrazione estetica: la silhouette del galgo, con le sue linee lunghe e la sua grazia innata, è da sempre un’icona del mondo della moda e del design. Dall’altro, però, la pelle di questi animali racconta una storia di abusi, fatica e abbandono. Attraverso ritratti ravvicinati e dettagli anatomici, l’autrice mette in luce le cicatrici reali — segni di ferite, tensioni muscolari e posture contratte — che trasformano la bellezza in una testimonianza tangibile di sofferenza.

Il titolo della serie, On Sale (In vendita), non è casuale. Esso richiama la mercificazione dell’essere vivente, ridotto a oggetto da esposizione o a bene di consumo sacrificabile. La Pasotti spoglia il levriero della sua patina di «accessorio di lusso» per restituirgli la sua dimensione di individuo, pur immerso in un contesto di vulnerabilità. La forza delle immagini risiede proprio in questo contrasto: lo sguardo dello spettatore oscilla tra l’ammirazione per una forma plastica perfetta e il disagio per la memoria di un dolore iscritto nel corpo.

Il lavoro si inserisce all’interno della rubrica Il teorema dell’anatra, promossa dalla LABA (Libera Accademia di Belle Arti di Brescia). Il riferimento colto è a Joan Fontcuberta e alla sua celebre riflessione sulla veridicità dell’immagine. Se un animale appare, nuota e canta come un’anatra, siamo portati a credere che lo sia. Ma la fotografia, come sottolinea il progetto, è spesso una «falsa anatra»: un mezzo che può manipolare la realtà o, al contrario, decostruire i nostri pregiudizi.

Siamo abituati a fidarci ciecamente di ciò che vediamo, considerando lo scatto fotografico come una prova oggettiva della realtà. On Sale ci sfida a guardare oltre il primo strato. Quante volte il nostro occhio è stato addestrato a ignorare la sofferenza dietro l’estetica? Il progetto di Elisa Pasotti ci invita a fermarci sulla soglia dell’incertezza, chiedendoci quanto della nostra percezione sia frutto di un’abitudine culturale e quanto, invece, sia un reale atto di empatia verso l’altro. In un mondo che consuma immagini alla velocità della luce, fermarsi davanti a una cicatrice su un corpo elegante diventa un atto di resistenza etica.