L'EDITORIALE

L’eterno ritorno di Orfeo: tra i riflessi di Cocteau e le ombre di Fondazione Prada

L’eterno ritorno di Orfeo: tra i riflessi di Cocteau e le ombre di Fondazione Prada

Il prossimo giovedì 21 maggio , il Cinema Godard della Fondazione Prada si trasforma in un territorio di confine, un luogo dove la pellicola smette di essere pu

Pubblicata 25/05/2026 alle 10:42

Il prossimo giovedì 21 maggio, il Cinema Godard della Fondazione Prada si trasforma in un territorio di confine, un luogo dove la pellicola smette di essere pura narrazione per farsi soglia. Alle ore 20:30, la proiezione de Le Testament d’Orphée di Jean Cocteau segna un appuntamento cruciale che intreccia il cinema d’avanguardia con la ricerca artistica contemporanea. L’evento non è isolato, ma si pone come il cuore pulsante di una sinergia culturale con la Fondazione ICA Milano, attualmente impegnata nell’esplorazione visiva della mostra The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz.

L’operazione curatoriale, guidata da Rita Selvaggio con la collaborazione di Giulia Civardi, propone una riflessione profonda sul concetto di eredità e riverbero. La scelta di riportare sullo schermo l’opera testamentaria di Cocteau non è casuale: rievoca una celebre installazione del 2003 di Marc Camille Chaimowicz alla Norwich Gallery, dove il film non fungeva da semplice intrattenimento, ma da vero e possibile punto d’accesso all’intero percorso espositivo. Oggi, quella stessa dinamica di “attraversamento” viene riproposta al pubblico milanese, invitandolo a varcare un limite tra ciò che è tangibile e ciò che è evocato.

Al centro della serata vi è il dialogo sottile tra due generazioni di artisti: Dozie Kanu e Marc Camille Chaimowicz. Il loro incontro non avviene per imitazione, bensì per slittamenti semantici e risonanze. Come suggerisce il titolo della mostra a ICA, la “seconda ombra” non è un duplicato del corpo, ma un prolungamento della sua vibrazione, un ritardo visivo che permette alla forma di sopravvivere al tempo. In questo contesto, il film di Cocteau diventa l’architrave di un sistema di specchi in cui gli oggetti, i suoni e le memorie transitano liberamente, senza mai fermarsi in una definizione univoca.

Cocteau descriveva la sua opera come un “documentario di fatti irreali”. È una definizione che scardina la logica del reale per insinuarvi il dubbio, l’incrinatura, l’apparizione. Rivedere oggi Le Testament d’Orphée significa immergersi in una luce che, pur sapendo di appartenere al passato, continua a bruciare sulla retina dello spettatore contemporaneo. La celebre frase del film Orphée (1950) — «Gli specchi sono le porte attraverso le quali la Morte va e viene» — risuona tra le pareti del Cinema Godard con una forza rinnovata: lo specchio non è una superficie che riflette, ma un diaframma che trasporta verso l’altrove.

L’appuntamento alla Fondazione Prada rappresenta dunque un’occasione rara per vivere l’esperienza cinematografica come un dispositivo di trasformazione. Non si tratta di una celebrazione nostalgica, ma della dimostrazione di come un’immagine potente possa continuare a muoversi e a generare senso anche decenni dopo la sua creazione. Per chi volesse approfondire questo viaggio tra i riflessi, la mostra presso Fondazione ICA Milano resterà aperta fino al 23 maggio, offrendo il completamento ideale a una serata dedicata al mistero della visione.