L'EDITORIALE

L’alchimista del titanio: il viaggio cosmico di Wallace Chan tra le acque di Venezia e Shanghai

L’alchimista del titanio: il viaggio cosmico di Wallace Chan tra le acque di Venezia e Shanghai

In occasione del suo settantesimo compleanno, Wallace Chan, figura di spicco dell’arte contemporanea asiatica, consolida il suo legame indissolubile con l’Occid

Pubblicata 27/05/2026 alle 10:14

In occasione del suo settantesimo compleanno, Wallace Chan, figura di spicco dell’arte contemporanea asiatica, consolida il suo legame indissolubile con l’Occidente attraverso un ambizioso progetto espositivo che unisce due città d’acqua: Venezia e Shanghai. L’artista di Hong Kong, celebre per aver rivoluzionato l’uso del titanio nel mondo della gioielleria prima e della scultura monumentale poi, propone con Vessels of Other Worlds una riflessione profonda sulla spiritualità e sul ciclo dell’esistenza.

Curata da James Putnam, la mostra veneziana trova casa nella suggestiva Cappella di Santa Maria della Pietà, luogo intriso di storia dove risuonarono le note di Vivaldi. Qui, il dialogo tra il barocco veneziano e il futurismo metallico di Chan crea un contrasto magnetico. Le opere esposte si ispirano agli Olea Sancta, i contenitori per gli oli rituali della tradizione cattolica, reinterpretati attraverso la sensibilità orientale dell’autore. Tre sculture centrali in titanio, dalle forme fluide che evocano gocce in movimento, rappresentano le fasi fondamentali della vita: la nascita (in giallo), la crescita (in un rosso vibrante di passione) e la rinascita (in un blu profondo che richiama la saggezza e il cielo).

L’esposizione non è però un evento isolato. Grazie a un sofisticato sistema di schermi posizionati sull’altare, la cappella diventa un portale verso il Long Museum di Shanghai. Se a Venezia l’esperienza è intima e raccolta, in Cina le medesime opere assumono proporzioni titaniche, raggiungendo i dieci metri di altezza. Al Long Museum, il pubblico è invitato a penetrare fisicamente all’interno delle strutture, scoprendo interni caleidoscopici che citano il celebre Wallace Cut, la tecnica d’intaglio illusionistico brevettata dall’artista che moltiplica i riflessi e le prospettive.

Il percorso di Wallace Chan è quello di un autodidatta che ha saputo trasformare la materia. Dopo un periodo di ritiro monastico nei primi anni Duemila, durante il quale ha abbracciato una vita di privazione, Chan è passato dai materiali preziosi a quelli industriali come il ferro e il cemento, approdando infine al titanio. Questo metallo, leggero e quasi indistruttibile, diventa per lui il simbolo di un’era tecnologica che non vuole però dimenticare il sacro. Le sue opere attingono tanto dall’immaginario fantastico di Hieronymus Bosch quanto dalla statuaria classica europea, fondendo stili che sembrerebbero antitetici in un linguaggio unico.

A completare questa stagione veneziana è il progetto site-specific Mythos, ospitato presso la Scala Contarini del Bovolo. Qui, il linguaggio scultoreo di Chan si arrampica lungo la celebre torre a spirale, creando un ulteriore corto circuito visivo tra l’architettura rinascimentale e l’estetica contemporanea. Arricchite dalle sonorità ambientali di Brian Eno, le mostre di Chan non sono semplici esposizioni, ma esperienze sensoriali totali che celebrano l’arte come ponte tra culture, epoche e dimensioni spirituali differenti.