L'EDITORIALE

Il paradosso di Agnetti: a Polignano a Mare rivive il genio che scolpiva il silenzio

Il paradosso di Agnetti: a Polignano a Mare rivive il genio che scolpiva il silenzio

In occasione del centenario dalla nascita di Vincenzo Agnetti , una delle figure più enigmatiche e carismatiche dell'arte italiana del XX secolo, la Fondazione

Pubblicata 03/07/2026 alle 09:41

In occasione del centenario dalla nascita di Vincenzo Agnetti, una delle figure più enigmatiche e carismatiche dell’arte italiana del XX secolo, la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare inaugura un percorso espositivo che è molto più di una semplice celebrazione. La mostra, intitolata Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973, curata da Gaspare Luigi Marcone, si pone l’ambizioso obiettivo di ricostruire filologicamente quel momento di grazia che, oltre cinquant’anni fa, sancì l’incontro tra l’artista milanese e la terra pugliese.

Il legame tra Agnetti e la Puglia non è casuale: nel 1972 l’artista fu insignito del Premio Pascali, un riconoscimento che culminò in una storica personale alla Pinacoteca di Bari l’anno successivo. Quell’evento non fu solo una tappa di carriera, ma una vera e propria consacrazione per colui che stava riscrivendo le regole dell’arte concettuale. Oggi, le sale della Fondazione Pascali rievocano quell’atmosfera, esponendo opere che hanno segnato il passaggio tra gli anni Sessanta e Settanta, trasformando la scrittura in un oggetto fisico e la parola in immagine plastica.

Il percorso si apre con una riflessione sulla dualità: il dittico Chi entra esce / Chi esce entra accoglie il visitatore, spingendolo a interrogarsi sulla natura ciclica del tempo e dello spazio. È un invito a guardare oltre il significato immediato delle parole, un tema caro ad Agnetti, la cui formazione come attore al Piccolo Teatro e la vicinanza a figure come Manzoni e Castellani avevano forgiato una sensibilità unica verso il linguaggio. Straordinaria è la presenza di Ritratto, opera in feltro che reca l’incisione: «Alla fine scelse la cosa più difficile la scelta». In un’epoca dominata dall’omologazione, questo monito risuona ancora oggi con una forza profetica, celebrando la libertà individuale come atto supremo di resistenza.

Uno dei fulcri dell’esposizione è senza dubbio il Libro dimenticato a memoria. Attraverso questo volume svuotato del suo contenuto, Agnetti ci insegna che il vero apprendimento passa per la sottrazione: solo dimenticando la sovrastruttura nozionistica l’esperienza può farsi sostanza nel nostro pensiero. Non è un vuoto di mancanze, ma uno spazio fertile lasciato all’immaginazione dell’osservatore.

La mostra tocca anche temi di scottante attualità attraverso opere come Autotelefonata e 14 proposizioni. Qui Agnetti analizzava il paradosso della comunicazione tecnologica: lo strumento che dovrebbe connetterci finisce per isolarci in un monologo solipsistico, trasformando l’individuo in un’entità alienata. Infine, l’imponente installazione Progetto per un Amleto politico trasforma la sala vista mare in un «teatro statico», dove i numeri sostituiscono le parole per liberare l’archetipo shakespeariano dalle sue secolari incrostazioni interpretative.

Questa rassegna non solo omaggia un maestro dell’irregolarità, ma rinsalda un dialogo ideale tra Agnetti e Pascali. Sebbene i due non si siano mai incontrati, la loro ricerca comune sulla fotografia, sul teatro e sulla comunicazione continua a riverberarsi, dimostrando come l’arte concettuale, quando è autentica, non invecchia, ma continua a porre domande necessarie al nostro presente.