L'EDITORIALE

L’arte tra i sorsi: il segreto delle "vedovelle" di Serena Vestrucci nel cuore di Milano

L’arte tra i sorsi: il segreto delle "vedovelle" di Serena Vestrucci nel cuore di Milano

Nel dinamico orizzonte di CityLife, dove i grattacieli sfidano il cielo milanese con le loro linee futuristiche, esiste un’opera d’arte che non cerca di imporsi

Pubblicata 06/07/2026 alle 10:43

Nel dinamico orizzonte di CityLife, dove i grattacieli sfidano il cielo milanese con le loro linee futuristiche, esiste un’opera d’arte che non cerca di imporsi con la grandezza, ma che sussurra a chi sa osservare. Si tratta di “Vedovelle e Draghi Verdi”, l’intervento poetico firmato da Serena Vestrucci per il parco delle sculture ArtLine. In un’area che incarna il cambiamento radicale della metropoli, l’artista ha scelto di lavorare sull’elemento più radicato e affettuoso della tradizione urbana: le fontanelle pubbliche.

Le “vedovelle”, così chiamate per il loro incessante scrosciare che ricorda un pianto discreto, o “draghi verdi” per la tipica bocchetta zoomorfa in ottone, sono da sempre un simbolo di accoglienza e gratuità. Vestrucci ha deciso di scardinare l’abitudine visiva dei passanti intervenendo proprio su quel dettaglio familiare. Per le dieci installazioni disseminate nel parco, l’artista ha sostituito la classica testa di drago con dieci sculture uniche, modellate a mano in cera e poi fuse in bronzo. Ogni fontanella presenta così un animale differente, trasformando un oggetto di serie in un pezzo irripetibile.

L’operazione della Vestrucci non è solo una variazione estetica, ma un invito alla lentezza. Per apprezzare l’opera nella sua interezza, il visitatore è spinto a percorrere i sentieri del parco, trasformando il semplice camminare in un atto conoscitivo e investigativo. In un’epoca di fruizione frenetica, questa installazione si configura come un “anti-monumento”: un segno silenzioso che non altera il paesaggio con volumi invasivi, ma che premia lo sguardo attento di chi si avvicina per bere. È un’arte a misura d’uomo che eleva un gesto quotidiano a momento di riflessione sul valore dell’acqua come bene comune.

Nata a Milano nel 1986 e formatasi tra l’Accademia di Brera e lo IUAV di Venezia, Serena Vestrucci ha fatto della riscoperta dell’ordinario la sua cifra stilistica. La sua ricerca si concentra spesso su ciò che è trascurato o considerato banale, rielaborandolo attraverso un linguaggio che è al tempo stesso giocoso e provocatorio. Con questo progetto, l’artista riesce a conservare l’identità storica della fontanella milanese pur proiettandola in una dimensione nuova, trasformando un servizio pubblico in una narrazione visiva.

Chi attraversa oggi il parco ArtLine si trova così di fronte a una caccia al tesoro urbana. Tra un sorso d’acqua e l’altro, il cittadino scopre che il design industriale può farsi scultura e che la tradizione può convivere con il contemporaneo senza alcun timore. In definitiva, l’opera di Vestrucci ci ricorda che la bellezza più autentica si nasconde spesso nei piccoli dettagli, in quegli elementi che, sebbene sotto gli occhi di tutti, attendono solo un nuovo sguardo per tornare a parlarci.