Mentre il mondo dell’arte contemporanea riflette ancora sugli esiti delle ultime grandi rassegne internazionali, la Biennale di Liverpool gioca d’anticipo e traccia la rotta per la sua quattordicesima edizione. Prevista per l’estate del 2027, dal 5 giugno al 12 settembre, la manifestazione si preannuncia come un’indagine profonda e radicale su uno dei temi più fertili e necessari del nostro tempo: le prospettive e le esperienze dell’infanzia e della giovinezza.
Per guidare questa ambiziosa esplorazione, l’organizzazione ha scelto una formula di co-curatela che unisce visione globale e radicamento territoriale. Al timone della kermesse troveremo infatti Lucía Sanromán, stimata professionista attualmente in forza al Museo Universitario Arte Contemporaneo (MUAC) di Città del Messico, e Aimee Harrison, figura chiave della Biennale stessa, dove dal 2019 coordina i progetti legati all’apprendimento e all’inclusione sociale. Questa scelta non è casuale: l’obiettivo è fondere la rigorosa ricerca curatoriale internazionale con una conoscenza capillare del tessuto urbano di Liverpool e delle sue comunità.
Il tema del 2027 promette di trasformare la città in un laboratorio a cielo aperto. Non si tratterà semplicemente di esporre opere realizzate da giovani, ma di adottare il loro sguardo come filtro interpretativo per leggere il presente. In un’epoca in cui il senso di collettività e i valori comunitari sono messi a dura prova, l’infanzia viene vista come un serbatoio di immaginazione e invenzione capace di suggerire nuove strade per il futuro.
Lucía Sanromán ha sottolineato come la Biennale di Liverpool rappresenti un modello unico nel panorama globale per la sua capacità di generare arte socialmente impegnata. Insieme a Harrison, l’intento è quello di dare voce a gruppi che spesso rimangono ai margini del dibattito artistico istituzionale: non solo i giovani, ma anche le comunità migranti, le persone con disabilità e chi vive percorsi di marginalità. Harrison, forte di un’esperienza diciassettenne sul territorio, vede in questa edizione l’opportunità di realizzare un festival che appartenga davvero a tutti, partendo proprio dalle radici profonde della sua città natale.
La Biennale di Liverpool, che si conferma il più grande festival gratuito di arte visiva del Regno Unito, continuerà la sua tradizione di rigenerazione urbana, occupando non solo le gallerie canoniche, ma anche edifici storici e spazi pubblici inaspettati. Dopo il successo dell’edizione 2025, curata da Marie-Anne McQuay sotto il titolo ‘BEDROCK’, il passaggio di testimone a Sanromán e Harrison segna un’evoluzione verso una pratica artistica sempre più empatica e civica.
I nomi degli artisti partecipanti e i dettagli specifici del programma saranno svelati nei prossimi mesi, ma la direzione è già chiara: la Liverpool del 2027 sarà una città che smette di guardare l’infanzia dall’alto in basso, per mettersi alla sua altezza e riscoprire, attraverso l’arte, il potere della meraviglia e della trasformazione sociale.