L'EDITORIALE

Il genio ribelle alla corte del tempo: Torino celebra l'ascesa del Sodoma

Il genio ribelle alla corte del tempo: Torino celebra l'ascesa del Sodoma

Dopo un’attesa lunga quasi ottant’anni, la figura enigmatica e affascinante di Giovanni Antonio Bazzi , universalmente noto come il Sodoma , torna a essere prot

Pubblicata 10/08/2026 alle 07:47

Dopo un’attesa lunga quasi ottant’anni, la figura enigmatica e affascinante di Giovanni Antonio Bazzi, universalmente noto come il Sodoma, torna a essere protagonista nel panorama espositivo italiano. Il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino ospita una rassegna di straordinario rigore scientifico, capace però di parlare al cuore del grande pubblico, ripercorrendo i passi di un artista che ha saputo farsi strada tra le corti più prestigiose della penisola.

La mostra, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, si concentra su un segmento cronologico cruciale: gli anni della formazione. È il racconto di una «conquista del Rinascimento» che parte dalle nebbie del Piemonte per approdare ai fasti del Vaticano. L’esposizione non è solo una parata di capolavori, ma una ricostruzione documentaria meticolosa che prende il via dal 1490, quando un giovanissimo Bazzi entrava nella bottega vercellese di Giovanni Martino Spanzotti. Un legame testimoniato in mostra da documenti rari, come gli accordi paterni per il mantenimento del figlio a Casale Monferrato, che offrono uno spaccato vivido della vita d’artista nel XV secolo.

Il percorso espositivo si snoda attraverso sette sezioni, mettendo in dialogo la produzione del Sodoma con quella dei suoi contemporanei. Colpisce il confronto con Defendente Ferrari, compagno di bottega sotto la guida di Spanzotti, utile a comprendere come il linguaggio di Bazzi stesse già virando verso una sensibilità nuova. Ma è il capitolo milanese a segnare la vera svolta: l’incontro con l’universo leonardesco trasfigura la sua estetica. Tra le cinquanta opere esposte, spicca il Compianto sul Cristo morto, realizzato da un Sodoma poco più che ventenne, dove la lezione dei maestri lombardi come Boltraffio e Zenale viene rielaborata con una personalità già debordante.

La mostra non trascura il salto verso l’Italia centrale, dove l’artista guardò con ammirazione alla grazia del Pinturicchio, costruendo quel ponte stilistico che lo porterà infine a decorare il soffitto della Stanza della Segnatura a Roma. Tra le gemme in esposizione, il pubblico può ammirare il toccante Ecce Homo e una recente, preziosa attribuzione: una Sacra Famiglia con san Giovanni Battista e un angelo proveniente da una collezione privata, che arricchisce ulteriormente il catalogo dell’autore.

Il prestigio della rassegna è suggellato da prestiti eccezionali. Dalla Galleria Borghese ai Musei Vaticani, passando per Brera e il Musée Jacquemart-André di Parigi, i più grandi istituti internazionali hanno contribuito a questa operazione culturale. Non manca un tocco di storia della grafica: in mostra è presente il manifesto originale della retrospettiva del 1950, firmato da un allora giovanissimo Armando Testa, a ricordare quanto la fortuna critica del Sodoma sia radicata nel territorio sabaudo.

In un’epoca di mostre spesso effimere, Torino propone un evento che è al tempo stesso un viaggio filologico e un’emozione visiva. Riscoprire il Sodoma oggi significa comprendere l’irruenza di un talento che non ebbe paura di contaminarsi, viaggiando instancabilmente tra Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio, per ridefinire i confini del bello rinascimentale.