Il panorama televisivo italiano si prepara a un passaggio di testimone significativo: la serie che ha ridefinito l’immagine della fiction storica moderna, La legge di Lidia Poët, lascia i confini esclusivi della piattaforma Netflix per approdare sul primo canale della televisione pubblica. A partire dal 1° settembre, Rai 1 offrirà al grande pubblico la possibilità di scoprire la storia romanzata della prima donna a entrare nell’Ordine degli Avvocati in Italia, un’opera che fonde rivendicazione sociale e fascino del genere crime.
Al centro della narrazione troviamo una straordinaria Matilda De Angelis, la cui interpretazione dona alla protagonista una vitalità dirompente e un carisma fuori dagli schemi. La sua Lidia Poët non è solo una figura storica da manuale, ma una donna in carne ed ossa che si muove in una Torino di fine Ottocento ricostruita con estrema cura estetica. Attraverso costumi ricercati e una recitazione vibrante, l’attrice restituisce l’immagine di una professionista che rifiuta di piegarsi alle convenzioni di un’epoca che la vorrebbe relegata esclusivamente all’ambito domestico.
Il cuore del racconto risiede nella battaglia legale e morale che la Poët intraprende contro un sistema patriarcale granitico. Nonostante la laurea in giurisprudenza, la protagonista viene radiata dall’albo per una sentenza della Corte d’Appello che, paradossalmente, utilizzava come giustificazione l’assenza formale del termine “avvocata” nel linguaggio giuridico dell’epoca. Un paradosso linguistico che nascondeva, in realtà, la paura di un cambiamento radicale dei ruoli di genere. La serie mostra come Lidia, pur privata della toga ufficiale, continui a esercitare la professione all’interno dello studio del fratello Enrico, interpretato da un solido Pier Luigi Pasino, dimostrando che la competenza non conosce distinzioni di sesso.
Sotto la sapiente produzione di Matteo Rovere (Groenlandia), la serie adotta una struttura antologica: ogni episodio presenta un caso giudiziario differente, permettendo alla protagonista di utilizzare il proprio intuito e metodi investigativi moderni per risolvere misteri intricati. Questa scelta narrativa garantisce un ritmo incalzante e trasforma il dramma storico in un prodotto di intrattenimento contemporaneo, capace di alternare momenti di tensione a spunti di sottile ironia e passionalità.
Il successo di questa operazione risiede anche in un cast di comprimari eccellenti, tra cui spiccano Eduardo Scarpetta e Sara Lazzaro, che contribuiscono a creare un ecosistema di personaggi sfaccettati e credibili. La regia, affidata allo stesso Rovere e a Letizia Lamartire, sceglie un linguaggio visivo dinamico che dialoga perfettamente con le ambizioni internazionali del progetto.
L’appuntamento su Rai 1 è fissato per tre serate evento: si parte il 1° settembre con i primi due episodi, seguiti dalle restanti puntate l’8 e il 9 settembre. Questa messa in onda rappresenta un’occasione preziosa per riflettere, attraverso il filtro della fiction di qualità, su quanto cammino sia stato fatto sul fronte dei diritti civili e quanto ancora sia necessario l’impegno individuale per abbattere i pregiudizi che persistono nella società odierna.