L'EDITORIALE

L’Egitto segreto della Casa d’Este: a Modena una mostra rivela un’inedita passione ducale

L’Egitto segreto della Casa d’Este: a Modena una mostra rivela un’inedita passione ducale

C’è un filo invisibile, ma resistentissimo, che lega le rive del Nilo alle corti rinascimentali e neoclassiche di Ferrara e Modena. Quando si pensa alla dinasti

Pubblicata 28/09/2026 alle 12:59

C’è un filo invisibile, ma resistentissimo, che lega le rive del Nilo alle corti rinascimentali e neoclassiche di Ferrara e Modena. Quando si pensa alla dinastia degli Este, l’immaginario corre subito ai capolavori del Rinascimento, alle officine pittoriche ferraresi o alle sfarzose architetture barocche. Tuttavia, una nuova e affascinante esposizione presso la Galleria Estense, visitabile fino al 4 maggio 2025, squarcia il velo su un lato meno noto e decisamente esotico del collezionismo di famiglia: l’attrazione fatale per l’Antico Egitto.

La mostra, intitolata “Riflessi d’Egitto: fascinazioni e tracce nelle raccolte estensi”, curata da Maria Chiara Montecchi, non è soltanto una rassegna di reperti, ma un vero e proprio diario di bordo di un’ossessione culturale. Sotto la direzione di Alessandra Necci, le Gallerie Estensi hanno intrapreso un ambizioso lavoro di scavo nei propri depositi, riportando alla luce tesori che per decenni sono rimasti nell’ombra. Il risultato è un percorso espositivo che vanta oltre duecento pezzi, molti dei quali sottoposti a delicati interventi di restauro coordinati da Lucia Anna Margari per restituire loro l’antico splendore.

Il percorso scientifico che ha portato alla nascita dell’evento ha radici profonde. Tutto è iniziato con un’operazione certosina di catalogazione, che ha permesso di mappare con precisione gli oggetti egizi ed «egittizzanti» confluiti nel tempo nelle raccolte ducali. È sorprendente scoprire come già nel XVI secolo, sotto Alfonso II, la corte estense vantasse pezzi di incredibile valore come il celebre Naos, presente negli inventari già dal 1584. Questa «egittomania» non è stata un fuoco di paglia, ma una costante che ha attraversato i secoli, rinvigorita nell’Ottocento dai lasciti del marchese Tommaso Obizzi e dai viaggi reali.

Uno dei punti di forza della mostra risiede nelle sue prestigiose collaborazioni. In occasione del bicentenario del Museo Egizio di Torino, la Galleria Estense ha ottenuto in prestito sedici pezzi della celebre Collezione Drovetti, tra cui stele e statuette policrome che dialogano con il nucleo originale modenese. Ma il legame con il territorio resta saldo: l’Archivio di Stato ha concesso il prezioso diario del viaggio in Egitto compiuto da Francesco V d’Austria-Este nel 1864, mentre la Fondazione Teatro Comunale partecipa con i bozzetti del Mosè in Egitto, a testimonianza di quanto quel mondo lontano influenzasse anche la scena lirica e il gusto popolare.

Tra le teche, i visitatori potranno ammirare da vicino gli ushabti, le piccole statuette magiche destinate a servire il defunto nell’aldilà, e comprendere la complessa simbologia del Libro dei Morti. Attraverso questa mostra, la Galleria Estense non si limita a esporre oggetti, ma ricostruisce un clima culturale fatto di mistero, ricerca scientifica e ammirazione per una civiltà eterna. Un appuntamento imperdibile per chi vuole scoprire come la nobiltà europea abbia cercato, tra le nebbie della Pianura Padana, i riflessi dorati dei faraoni.