L'EDITORIALE

Marzabotto, l’oro degli Etruschi riaffiora dal fango: scoperto il pozzo sacro di Kainua

Marzabotto, l’oro degli Etruschi riaffiora dal fango: scoperto il pozzo sacro di Kainua

Il fango dell’Appennino bolognese ha restituito un tesoro che sembra aver sfidato il tempo, mantenendo intatta la propria lucentezza originale. Nel sito archeol

Pubblicata 08/10/2026 alle 13:25

Il fango dell’Appennino bolognese ha restituito un tesoro che sembra aver sfidato il tempo, mantenendo intatta la propria lucentezza originale. Nel sito archeologico di Kainua, l’odierna Marzabotto, la XXXIX campagna di scavo condotta dall’Università di Bologna ha portato alla luce un reperto di inestimabile valore: un pozzo rituale situato nel cuore dell’area sacra urbana. La scoperta non è solo un successo per l’archeologia italiana, ma apre uno squarcio inedito sulla spiritualità e sui complessi riti di fondazione del popolo etrusco.

Le indagini, dirette dalla professoressa Elisabetta Govi e sostenute dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, hanno rivelato che la struttura non serviva al semplice approvvigionamento idrico. Sul fondo della cavità, infatti, i ricercatori hanno rinvenuto due statuette femminili in bronzo e un raro piatto metallico. La sorpresa più grande per gli studiosi è stata la conservazione: dopo oltre due millenni, gli oggetti presentano ancora il colore brillante del metallo originario, non intaccato dall’ossidazione grazie alle particolari condizioni del terreno.

Questi manufatti rappresentano delle vere e proprie offerte votive, depositate durante un solenne cerimoniale tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., proprio nel momento in cui la città di Kainua prendeva vita. Ma il pozzo ha raccontato anche la fine della sua storia: la chiusura della struttura è stata infatti suggellata da un atto drammatico, testimoniato dal ritrovamento di due scheletri umani. Questo dettaglio sottolinea la valenza sacra e simbolica che l’acqua rivestiva per questa civiltà, legando la vita urbana alla protezione divina.

Il contesto spaziale del ritrovamento è altrettanto significativo. Ci troviamo in un’area dominata dalla presenza dei templi dedicati a Tinia e Uni, le divinità supreme del pantheon etrusco, e al culto di Vei, protettrice della terra e della fecondità. Il pozzo si inserisce perfettamente in questa cornice di sacralità, arricchendo la nostra comprensione dei legami tra religione, pianificazione urbanistica e gestione delle risorse naturali.

Il successo di questa campagna è il frutto di un modello di cooperazione esemplare tra diverse istituzioni. Grazie a un finanziamento di 140.000 euro e a un accordo quadro strategico, l’Alma Mater Studiorum, il Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (MNEMA) e la Direzione Regionale Musei hanno creato un circolo virtuoso che unisce ricerca accademica e tutela del territorio. La possibilità di estendere i tempi di scavo si è rivelata decisiva per raggiungere gli strati più profondi e significativi della struttura.

Infine, la scoperta segna un punto di svolta per la fruizione museale. Il MNEMA, recentemente rinnovato con un allestimento dinamico e moderno, si prepara già a ospitare i nuovi reperti. L’obiettivo è trasformare il museo in un organismo vivo: non più un semplice deposito di antichità statiche, ma un luogo dove il pubblico può seguire l’evoluzione della ricerca scientifica quasi in tempo reale. Kainua continua così a parlare, dimostrando che il passato etrusco ha ancora moltissimo da rivelare al presente.