L'EDITORIALE

Brera "esonda" in città: il Rinascimento lombardo conquista le aule della Cattolica

Brera "esonda" in città: il Rinascimento lombardo conquista le aule della Cattolica

Milano non è solo una metropoli del design e della finanza, ma un organismo vivente dove la storia dell’arte reclama, ciclicamente, i propri spazi. L'ultima fro

Pubblicata 25/10/2026 alle 10:11

Milano non è solo una metropoli del design e della finanza, ma un organismo vivente dove la storia dell’arte reclama, ciclicamente, i propri spazi. L’ultima frontiera di questa riconquista culturale si chiama “Brera nella città”, un’iniziativa ambiziosa che ha trasformato i corridoi e le aule dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in un’estensione dinamica della Pinacoteca di Brera. Trentasette affreschi, finora custoditi nei depositi del museo, sono tornati a respirare tra i giovani, trovando casa negli ambienti quotidiani dello studio e della ricerca.

Non si tratta di una semplice esposizione temporanea, ma di un’operazione di museologia diffusa che ridisegna il rapporto tra istituzioni e cittadini. Queste opere, realizzate dai massimi esponenti del Rinascimento lombardo come Bernardino Luini, il Bergognone, Bernardino Lanino e Bernardo Zenale, portano con sé un’eredità drammatica e affascinante. Furono infatti strappate dalle pareti di chiese e conventi milanesi destinati alla demolizione o alla soppressione durante le riforme napoleoniche. Grazie alla tecnica dello “stacco”, questi capolavori sono sopravvissuti all’oblio, diventando però nel tempo “nomadi del patrimonio”, troppo ingombranti per essere esposti permanentemente nelle sale di Palazzo Brera.

Oggi, quel patrimonio invisibile si svela in luoghi insoliti: dalla Veranda dell’Aula Magna alle sale professori, fino alle aule dedicate a Maria Immacolata e ai grandi giuristi dell’ateneo. L’integrazione non è solo estetica ma strutturale. Gli ambienti dell’Università sono stati dotati di tecnologie all’avanguardia per garantire la conservazione dei pigmenti: pellicole protettive contro i raggi UV, sistemi di illuminazione di precisione e sensori per il monitoraggio climatico costante. Ogni affresco è accompagnato da strumenti digitali, come QR code che aprono finestre su approfondimenti storici, rendendo la fruizione immediata e interattiva.

L’aspetto più innovativo del progetto risiede però nella sua valenza formativa. L’arte non è qui un oggetto immobile, ma un catalizzatore di competenze: le visite guidate sono affidate a giovani storici dell’arte, dottorandi e ricercatori, che trasformano la teoria dei libri nella pratica del racconto pubblico. È un cerchio che si chiude, riprendendo l’intuizione visionaria che già nel 1952 vide la storica direttrice Fernanda Wittgens e il fondatore del Museo della Scienza, Guido Ucelli, collaborare per rendere l’arte braidense un bene comune.

In un’epoca in cui i musei si interrogano su come raggiungere nuovi pubblici, Milano risponde abbattendo i confini fisici. Il progetto, nato dalla sinergia tra la Pinacoteca, l’Ateneo di largo Gemelli e il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, regala alla città un itinerario artistico inedito. Il Rinascimento, in queste sale, non è più un capitolo chiuso nei manuali, ma una presenza viva che accompagna il passo degli studenti verso il futuro.