L'EDITORIALE

Il secolo del Palladium: cento anni di cultura popolare nel cuore della Garbatella

Il secolo del Palladium: cento anni di cultura popolare nel cuore della Garbatella

Esiste un luogo a Roma dove l’architettura si è fatta strumento di civiltà, trasformando un quartiere operaio in un palcoscenico a cielo aperto. Era il 1920 qua

Pubblicata 28/10/2026 alle 11:38

Esiste un luogo a Roma dove l’architettura si è fatta strumento di civiltà, trasformando un quartiere operaio in un palcoscenico a cielo aperto. Era il 1920 quando nasceva la Garbatella e, appena pochi anni dopo, nel 1926, veniva posata la prima pietra di quello che oggi conosciamo come Teatro Palladium. Non si trattava di un vezzo per l’élite, ma di un’intuizione visionaria: dotare il popolo di uno spazio per la bellezza, integrato nel tessuto delle case popolari e delle scuole. Oggi, a un secolo da quell’inizio, quella scommessa può dirsi vinta.

Progettato dall’architetto Innocenzo Sabbatini e completato nel 1927, l’edificio di piazza Bartolomeo Romano ha attraversato il Novecento diventando un punto di riferimento identitario. Tuttavia, la sua storia recente ha rischiato un epilogo amaro: la trasformazione in una sala bingo. È stato l’intervento provvidenziale dell’Università Roma Tre a scongiurare il declino, restituendo nel 2003 la sala alla cittadinanza dopo un restauro meticoloso che ne ha preservato il fascino originario.

Per celebrare questo centenario, la rassegna “Palladium 100 - Un teatro per il popolo” propone un calendario di appuntamenti che riflettono sulla natura stessa del fare spettacolo. Si parte il 29 ottobre con “Risate di gioia”, un lavoro di Elena Bucci e Marco Sgrosso che scava nella memoria del teatro, rendendo omaggio a quegli attori, famosi o dimenticati, che hanno costruito il patrimonio collettivo della scena italiana. È un invito a riscoprire il mestiere dell’attore come rito comunitario.

Il percorso celebrativo prosegue il 28 novembre con l’ironia dissacrante della Banda Osiris. Attraverso lo spettacolo “Le dolenti note”, il gruppo esplora con sarcasmo i paradossi e le fatiche della vita da musicista, trasformando le difficoltà del settore in una narrazione esilarante e profonda. A chiudere il cerchio, l’11 dicembre, sarà “Concertino per sconfitti dalla vita” di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Minozzi: un’opera surrealista che volge lo sguardo agli ultimi, a chi non si sente rappresentato dai frenetici standard di successo della contemporaneità.

Come sottolineato dal professor Luca Aversano, curatore del progetto, il Palladium non è un semplice contenitore di eventi, ma un organismo vivo che dialoga con la città. La sua missione originale di «servizio pubblico» culturale rimane intatta, proiettando nel futuro un modello di teatro che è, prima di tutto, un presidio civile. In un’epoca di fruizione digitale e isolata, celebrare i cento anni del Palladium significa rivendicare l’importanza dello spazio fisico come luogo di incontro, riflessione e resistenza culturale.