L'EDITORIALE

L'essenza del visibile: Kobby Adi e la struttura del tempo al Portikus di Francoforte

L'essenza del visibile: Kobby Adi e la struttura del tempo al Portikus di Francoforte

Nel panorama internazionale dell'arte contemporanea, pochi spazi riescono a mantenere la coerenza e l'audacia del Portikus di Francoforte. Con la sua architettu

Pubblicata 29/10/2026 alle 11:56

Nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, pochi spazi riescono a mantenere la coerenza e l’audacia del Portikus di Francoforte. Con la sua architettura peculiare e la sua posizione privilegiata sul Meno, l’istituzione tedesca si conferma ancora una volta un laboratorio di pensiero critico ospitando, dal 3 ottobre 2026 al 3 gennaio 2027, la personale di Kobby Adi dal titolo suggestivo e icastico: My Skeleton.

Curata da Juliane Bischoff, la mostra non si limita a esporre oggetti, ma sembra voler dissezionare la realtà stessa per portarne alla luce le fondamenta invisibili. Kobby Adi, artista noto per la sua capacità di lavorare con la sottrazione e con la memoria dei materiali, approda a Francoforte con un progetto che appare sin dal titolo come una dichiarazione d’intenti poetica e politica al tempo stesso. My Skeleton non fa riferimento a una dimensione puramente anatomica, quanto piuttosto alla struttura portante del significato, a ciò che resta quando il superfluo viene rimosso.

L’allestimento, documentato con precisione chirurgica dagli scatti di Oskar Lee, dialoga magistralmente con il volume architettonico del Portikus. Le opere di Adi sembrano abitare lo spazio con una discrezione quasi spettrale, eppure dotata di una forza di gravità ineludibile. La pratica dell’artista si muove spesso su un crinale sottile tra l’effimero e il monumentale, utilizzando materiali che portano in sé le tracce del tempo, dell’usura e della storia sociale. In questa occasione, il dialogo con la curatrice Bischoff sembra aver spinto la ricerca di Adi verso una sintesi ancora più radicale, dove ogni elemento presente in sala funge da cardine per una narrazione più ampia sul corpo, l’identità e la persistenza.

Dal punto di vista editoriale, l’importanza di questa mostra risiede nella capacità di Adi di interrogare lo spettatore sul concetto di permanenza. In un’epoca dominata dal sovraccarico visivo e dalla velocità del consumo estetico, My Skeleton impone un rallentamento. Le immagini della mostra rivelano un’attenzione meticolosa per il dettaglio minimo, per l’ombra, per l’angolo nascosto, suggerendo che la vera struttura di un individuo (o di un’opera d’arte) risieda proprio in ciò che non è immediatamente visibile o appariscente.

Francoforte si conferma così un centro nevralgico per chi cerca un’arte che non teme di confrontarsi con il vuoto e con l’essenziale. La collaborazione tra Adi e il Portikus segna un momento significativo nella carriera dell’artista, consolidando la sua posizione come una delle voci più originali della sua generazione. Per il pubblico e per gli addetti ai lavori, questa esposizione non è solo un appuntamento in calendario, ma un invito a riflettere su cosa costituisca, in ultima analisi, l’impalcatura del nostro essere nel mondo.