L'EDITORIALE

Venezia e l’energia dell’origine: nasce Palazzetto Marcello nel segno di Luca Bertolo

Venezia e l’energia dell’origine: nasce Palazzetto Marcello nel segno di Luca Bertolo

Nel labirinto di calli che caratterizza il sestiere di Castello, a pochi passi dalla vivacità di Campo Santa Maria Formosa, Venezia tiene a battesimo un nuovo p

Pubblicata 31/10/2026 alle 11:26

Nel labirinto di calli che caratterizza il sestiere di Castello, a pochi passi dalla vivacità di Campo Santa Maria Formosa, Venezia tiene a battesimo un nuovo presidio culturale: Palazzetto Marcello. Non si tratta semplicemente dell’apertura di una galleria, ma della genesi di un ecosistema dove la memoria storica dell’architettura veneziana si fonde con le istanze più radicali della contemporaneità. L’iniziativa nasce dalla visione di Gianrico Specchio, collezionista che ha inteso trasformare la propria passione in un progetto di ampio respiro, capace di far dialogare arti visive, design e architettura.

Il recupero della struttura, affidato alla competenza di Studio 91 e in particolare alle architette Laura Zamboni ed Emma Madinelli, ha restituito alla città spazi di straordinaria flessibilità. L’intervento di restauro non ha solo preservato il prestigio del palazzo storico, ma ne ha ripensato i volumi interni per renderli permeabili e adattabili alle metamorfosi dell’arte odierna. Palazzetto Marcello si propone così come una tappa fondamentale nei percorsi della Venezia artistica, offrendo un luogo di ascolto e di connessione in una città che spesso rischia di restare imbrigliata nella propria iconografia classica.

A inaugurare questo nuovo corso è la mostra “L’inizio ci assale”, una personale di Luca Bertolo (Milano, 1968) curata da Elena Volpato. Il titolo, mutuato da una suggestione poetica di Milo De Angelis, introduce perfettamente il nucleo concettuale dell’esposizione. Per Bertolo, l’inizio non è un punto remoto sulla linea del tempo, un evento da archiviare, ma una forza irruente e primordiale che investe l’individuo nel presente. È un urto creativo che obbliga l’artista – e lo spettatore – a un continuo risveglio.

Il percorso espositivo si snoda tra il piano nobile e il piano terra, presentando quaranta opere che spaziano da lavori inediti a produzioni recenti. La pittura di Bertolo, pur partendo da basi concettuali solide, non rinuncia mai alla dimensione materica e simbolica. Particolarmente affascinante è la serie dei “bastoni sciamanici”, realizzati nell’ultimo biennio. Questi oggetti, che sembrano emergere da un passato preistorico per approdare in un futuro distopico, uniscono rami levigati a materiali eterogenei come ossa animali e piumini industriali. Sono feticci di un’epoca ambigua, strumenti di un artista che agisce come un moderno officiante, sospeso tra sacro e profano.

Attraverso questa prima esposizione, Palazzetto Marcello dichiara la propria identità: uno spazio che non teme il confronto con il passato, ma che anzi lo utilizza come trampolino per esplorare l’abisso della creazione. La mostra di Bertolo, visitabile fino al 14 febbraio 2027, rappresenta un invito a riflettere sulla ciclicità dell’arte e sulla capacità del gesto creativo di rigenerarsi perpetuamente. Con questa apertura, Venezia dimostra ancora una volta di essere un organismo vivente, capace di accogliere visioni che guardano lontano, partendo proprio da quell’urto originario che è l’essenza stessa del fare arte.